i 5 migliori pittori iperrealisti scomparsi

Eccovi un elenco dei migliori pittori iperrealisti scomparsi.

Dragan Malešević Tapi (22 gennaio 1949 – 29 ottobre 2002) Alcuni critici d’arte moderna considerano Dragan Malešević Tapi uno dei pittori iperrealisti più famosi del realismo magico. La sua pittura è stata definita eclettica e illusionistica.

Preferiva dipingere oli su tela e legno, e la sua tecnica era simile a quella sviluppata dai grandi maestri come Jan van Eyck e Salvador Dalí. Grazie a una speciale tecnica chiamata underpainting, i suoi dipinti hanno un alto livello di matericità. Dipingendo solo le cose che vedeva, con grande precisione, ha conservato lo spirito di ottimismo e gioia di vivere: questa specificità è stata definita lo “stile Tapi”. La maggior parte dei critici è d’accordo sul fatto che la pittura di Tapi è derivata dalla perfezione tecnica e che il suo linguaggio artistico è comprensibile al pubblico.

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Dragan Malesevic

Nei suoi dipinti dominano scene di vita quotidiana, descritta con precisione quasi fotografica, paesaggi, composizioni, nature morte, nudi femminili, alcuni dei suoi dipinti sono storici, con motivi religiosi o sociali, spesso anche con aggiunta di scene surreali.

Tuttavia, la sua opera abbraccia uno spettro molto più ampio. Negli ultimi anni della sua vita si dedicò ad una grande produzione scultorea ma, a differenza dei suoi dipinti, queste opere sono ancora sconosciute al grande pubblico.

Tapi è uno dei pittori serbi più famosi e popolari, i suoi quadri raggiungono quotazioni di centinaia di migliaia di dollari e le sue riproduzioni sono vendute in tutto il mondo. Nel corso della sua vita dipinse un centinaio di dipinti, tra cui i più popolari sono: Campo della Felicità, Swans, Venezuela, 18th Hole, Garage, Spirito di Tesla, Anna Bach, Lotta di Tacchini, Rhodesia, Gioia del fallimento (sulla copertina della compilation chiamata “Ima Neka tajna Veza” per la band Bijelo Dugme), Caldo-freddo (sulla copertina della compilation chiamata “Best of Oliver Mandic”), la band di Zika (sulla copertina CD musicale di Goran Bregovic “Musica per i film”), Bliher, ecc.

Un altro dei miei pittori iperrealisti preferiti è Claudio Bravo Camus (8 novembre 1936 – 4 giugno 2011) è stato un pittore iperrealista cileno. Fu molto influenzato dagli artisti del Rinascimento e del Barocco , così come dai pittori surrealisti come Salvador Dalí . Visse e lavorò a Tangeri , in Marocco , a partire dal 1972. Bravo visse anche in Cile , a New York e in Spagna . Era conosciuto soprattutto per i suoi dipinti di nature morte, ritratti e pacchi, ma aveva anche realizzato disegni, litografie, incisioni e sculture in bronzo figurale. Bravo dipinse molte figure di spicco della società, tra cui il dittatore Franco di Spagna, il presidente Ferdinand Marcos e la First Lady Imelda Marcos delle Filippine e Malcolm Forbes .

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Claudio Bravo

Uno dei più grandi pittori iperrealisti è István Sándorfi, noto anche come Étienne Sandorfi (12 giugno 1948 – 26 dicembre 2007) Nei suoi primi anni Sandorfi si dedicò soprattutto inizialmente agli autoritratti

Nel 1973, un’esposizione al Musée d’art moderne de la Ville de Paris contribuì a fare di Sandorfi un talento in ascesa dell’iperrealismo, anche se l’artista rifiutò sempre di riconoscersi in quel movimento e si definì «semplicemente realista».[4] Il suo stile pittorico, che inglobava sia la tecnica iperrealista della meticolosità “fotografica” sia elementi tipici del surrealismo, fu accolto favorevolmente dalla critica

Per oltre trent’anni Sandorfi presentò le proprie tele in numerose personali allestite presso autorevoli gallerie europee e statunitensi. Nell’ottobre del 1979 partecipò con un’esposizione individuale al sesto Foire internationale d’art contemporain a Parigi.

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Istvan Sandorfi

Sándorfi divenne un artista di fama internazionale . Le sue provocanti e provocatorie figure drappeggiate e le sue nature morte sono oggi custodite in collezioni private e pubbliche quali il Centro Georges Pompidou o il già citato Musée d’art moderne a Parigi, la Kunsthalle di Norimberga o il Taiwan Museum of Art.

Dopo le varie mostre in Francia, Germania, Belgio e Stati Uniti, proprio negli ultimi due anni di vita, Sándorfi accettò l’invito a esporre in Ungheria. Qui, una “trionfale” personale alla Erdész-Maklári Galéria di Budapest nel novembre 2006 contraddistinse il ritorno in patria dell’artista, non privo di risvolti emotivi; dal 12 aprile al 3 giugno del 2007, poi, il MODEM Modern és Kortárs Müvészeti Központ (Centro per le Arti Moderne e Contemporanee) di Debrecen scelse le opere di Sandorfi per la propria inaugurazione, presentando A test színeváltozása (“La trasfigurazione del corpo”), una retrospettiva della sua attività artistica.

Luigi Benedicenti ( 1948 – 2015 ) Ha inventato uno stile completamente nuovo, quello che il critico Claudio Malberti ha definito “Realismo estremo”. Benedicenti sostituisce il pesce e la carne che decoravano le sale da pranzo della classe del tempo libero con pasticceria italiana contemporanea, gelati e bevande di classe. Tuttavia, il cambiamento nell’argomento non è l’unica innovazione introdotta da Benedicenti. Luigi è un figlio dei nostri tempi e come tale usa tutti i mezzi tecnici a sua disposizione. Le forti luci artificiali utilizzate durante le prime fasi dei suoi dipinti gli consentono di ottenere l’essenza del soggetto raffigurato e trasmettere le stesse sensazioni sensoriali che l’oggetto produrrebbe nella vita reale. Lo stile di Benedicenti – chiaro, immediato, brillante di riflessi multicolori – è il risultato di anni di studio intenso e di pratica instancabile.

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Luigi Benedicenti

 

Uno dei miei pittori iperrealisti preferiti, Fabio Aguzzi (1953 – 2017 ) A Vidigulfo, campagna pavese, Fabio conosce e gioca con tele, pennelli, colori: papà Lino è appassionato d’arte e pittore per hobby. La prima svolta è a otto anni. Aguzzi riceve in eredità una cassetta da pittore usata da un parente. “Con quei vecchi pennelli che avevano vissuto e raccontavano la vita e le emozioni di quell’anziano pittore dipinsi i miei primi ritratti e i miei primi paesaggi”.

Con l’approvazione del padre, espone i quadri in un bar di Pavia, ritrovo di pittori locali. La strada è ormai segnata, si diploma al liceo artistico e poi all’accademia di Brera. Impara la scultura con Alik Cavaliere e la tecnica pittorica con Vincenzo Ferrari. Ma, soprattutto, è l’assistente allo studio dell’artista Annibale Biglione, “io legato alla figurazione, lui un informale. Un artista che mi ha insegnato che una pennellata di troppo può rovinare tutto”.

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Fabio Aguzzi

Negli anni settanta Fabio Aguzzi insegna, dipinge e comincia ad esporre a diverse mostre. I suoi quadri si ispirano al surrealismo, passano attraverso l’iperrealismo americano, mentre, nei paesaggi lombardi, le nature morte, riviste alla maniera di Cotan, spagnolo del primo Seicento, e una lunga serie di ritratti e autoritratti lo impongono all’attenzione di Ettore Gian Ferrari.

Nel 1991 vi è in Aguzzi una seconda svolta. Stefano Contini, lo invita a Mestre. L’anno successivo Contini presenta il “suo” nuovo pittore nella galleria di Asiago. In mostra opere ispirate a Venezia, luogo sacro per Aguzzi, “la città dei tempi rallentati e grazie a questo vi si può cogliere l’atmosfera impastata di luce e tenue nebbia che vi colse Turner”.

Un ossessione, la luce, per il pittore di Vidigulfo: “Il tema vero del mio lavoro è la luce, il soggetto mi interessa, lo sviscero fino in fondo ma è anche un pretesto per usare la luce, per fare della pittura”. Quella stessa luce la si ritrova nelle opere di Aguzzi esposte nelle mostre successive: nelle ceste, nelle poltrone, nei giocattoli, nei piccoli oggetti, dipinti per ritrovare i luoghi della fantasia.

Spero vi sia piaciuto il mio articolo sui più grandi pittori iperrealisti scomparsi.

Se volete suggerirne altri commentate pure.

Se volete potete visitare anche alcune mie opere iperrealiste

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