Recensioni/Critical Texts - Bernardo Ariatta Arbe - Pittore realista ed iperrealista

BERNARDO ARIATTA
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Ogni tela bianca, come pagine bianche della nostra vita, appare come una nuova sfida per l'artista. Una sfida con sè stesso e le proprie capacità. Per dare senso a quella tela ci vogliono anima e tecnica. Attraverso l'anima si sviluppano le emozioni che danno inizio all'impulso creativo. Con la tecnica, invece, si riesce a esprimere la forza comunicativa attraverso l'uso dei colori, forme, tinte, velature, luci, manualità. Da qui parte l'esperienza iperrealista, che porta a una ricerca minuziosa di perfezione, a una sorta di sacralità della forma. Non si può parlare di arte senza parlare di bellezza. La nozione di bello, nelle sue diverse accezioni, attraversa tutta la storia del pensiero occidentale e condensa in sè estetica, logica, etica e senso religioso. Il bello è armonia e proporzione. Nel bello trovano riposo la vista e l'intelletto, proprio perchè si ritrova armonia e compiutezza, semplicità e perfezione.
Questa premessa è doverosa per presentare il valore aggiunto di un Maestro: Bernardo Ariatta, artista iperrealista, iniziatore di una spirale virtuosa. Nel suo laboratorio si crea, si lavora, si prova, ci si confronta. Si ricerca il senso dell'uno in relazione con gli altri. Ariatta è linfa vitale, utilizza l'insegnamento come formazione del sè prima ancora che come miglioramento tecnico, con l'obiettivo di far crescere le persone assecondando il loro stile. Diviene un costruttore attivo ed attento del loro e del nostro Diritto alla Bellezza, intesa come occasione di graduale scoperta, di tendenza alla perfezione.

CATERINA ZADRA
Giornalista


Quello che osserviamo nelle sue tele vuole rivelare o nascondere la pittura? Questa è la sfida che mette in discussione le concezioni complementari di concreto ed astratto. Una caratteristica stilistica dell’artista riguarda l’impostazione spaziale e la perfezione delle forme. Ogni elemento è posizionato al fine di conferire profondità al dipinto, infatti Bernardo Ariatta riesce a sovrapporre magistralmente più piani visivi, facendo entrare in sinergia pieni e vuoti. L’immagine è più che mai vera, oggetti o frutti sembrano pronti all’ uso, ma di fatto sono solo rappresentazioni ideali del mondo. I volumi, la pianificazione della luce, la lavorazione cromatica danno concretezza fisica delle cose, ma l’opera resta sempre apparenza. La realizzazione non avviene dal vero, ma tramite una precisa ad attenta ideazione. Questo fa emergere un aspetto significativo del suo lavoro: è autentica creazione. Assistiamo dunque ad un processo complesso, che riguarda quello che vive dentro e dietro l’essere. Il filosofo Schopenhauer era giunto ad esprimere il concetto che la realtà è riproduzione del soggetto, diventando anche difficile, a questo punto, distinguerla dal sogno. Bernardo Ariatta, tramite lo strumento del pensiero, rielabora le forme in associazioni diverse, spesso legate alla dimensione dei ricordi. In questo iter riscontriamo un processo di comprensione del proprio vissuto, conseguenza di un’analisi acuta della realtà e della sua riproposizione in termini pittorici. Il tentativo dell’artista è quello di espandere la consapevolezza del mondo, perché lo stesso nella sua essenza ci sfugge. I suoi codici espressivi spostano il fuoco concettuale dalla semplice idea che l’arte iperrealista sia solo pura rappresentazione, ad un percorso verso la soluzione sibillina del rebus che ci chiede cosa sia la realtà.

MIRIAM GIUSTIZIERI
Critico d 'arte

La pittura di Bernardo Ariatta ha un ampio equilibrio sia nel tratto che nel colore, rendendo protagoniste assolute le eleganti forme femminili investendole di luce, riflessi e trasparenze.
Sa imporsi con semplicità e indulgenza, ma nel contempo in modo vigoroso e con la consapevolezza di chi vuol riacquistare la sacralità delle forme.
La ricerca pittorica di Bernardo Ariatta è sicuramente onerosa, ma facilitata dalla forte carica emotiva e passionale, come lo stesso artista sostiene.
Il turbinio dei suoi colori tra palpitanti rossi che squarciano le anime dell’osservatore e le rasserenanti tinte calde capaci di evocare magiche visioni, fanno della sua pittura momenti di intensa emozionalità. L'atto creativo consiste per l’artista nel trasferire sulla tela quell'essenza segreta e vibrante, di cui impera nel suo animo, che è il frutto di un vissuto sia esso remoto o recente.
La lunga esperienza acquisita nella rappresentazione dal vero e gli studi sui grandi maestri del passato, suo pittore preferito “Caravaggio”, ha fatto si che fosse favorita in lui l’acquisizione del patrimonio tecnico indispensabile per concretizzare il suo “pensiero pittorico”.
Al di là della padronanza tecnica, occorre sottolineare il senso della sua espressività che si colloca nell’area di un messaggio poetico, messaggio d’amore che attraverso la natura si compie in tono di universalità.
Una pittura impregnata di intense emozioni e di tensioni, pittura colma di forza comunicativa che sviluppa sempre dolci e continui fremiti lirici.
Una stesura pittorica complessivamente dinamica, sicura, senza pause e ripensamenti, un linguaggio concreto che nella miscelanza cromatica e nel segno trova elementi fondamentali per fruttare proposte di meditazione.
Non sfugge all’occhio attento del fruitore, l’originalità e l’autonomia nei confronti di altre esperienze artistiche, che gli consentono di individuare un proprio spessore artistico.
I suoi dipinti sembrano racchiusi in una bolla di silenzi, quasi volte in area metafisica, lontano dal vertiginoso flusso della vita quotidiana.

ROSANNA COTUGNO
Curatrice e Art Promoter

Il malinteso ha continuato nei secoli, sino fino a noi e continuiamo a definire “Natura morta” una immagine viva per eccellenza. E vivissima è la natura morta del pittore, Bernardo Ariatta,
operante nel nord Italia, a cavallo fra Piemonte e Lombardia, operatore di grandi dimensioni, è da dirsi, che ha evitato le scorciatoie emulsionistiche lavorando il colore “a guisa caravaggesca”, oggi diremmo iperreale,
dove i particolari infinitesimali emergono a completare l’assunto che oggi ha la “Narura morta” e cioè il complemento visivo, calmo, solenne di un ambiente interno. Ma non siamo solo alla frutta. Con lo stesso metro espressivo e compositivo Bernardo Ariatta ha descritto un festival di fiori.

DONATO CONENNA
Giornalista e Critico

La Galleria Artè Primaluce inaugura la mostra di Bernardo Ariatta, in arte Arbe. Esposizione curata da Nadia Celi.
L'artista nasce a Novara nel 1966.
Si diploma presso il Liceo Artistico Statale di Novara e presso l'Istituto Della Santa come disegnatore pubblicitario.
Ariatta propone sulla tela frutta, oggetti, figure rappresentate con un esasperato realismo, tanto da farli sembrare veri.
Grazie ad una tecnica pittorica fuori dal comune che gli consente di realizzare con il pennello immagini nitide, luminose, reali, fotografiche, dove ogni singolo oggetto presenta contorni netti e ben definiti.
I ritratti e i nudi appaiono vivi nello sguardo e nei toni muscolari, le luci e le ombre danno movimento all'opera.
Nelle nature morte notiamo un gioco di riflessi così che l'immagine non è solo la mera copia di quanto osservato, ma di quanto il pittore vede nel riflesso degli oggetti.
Trasparenze e i riflessi provocano nell' osservatore la sensazione di osservare un mondo percepito attraverso gli occhi di un bambino donandoci momenti di rara unicità.
Guardando i minuziosi dettagli che Ariatta regala allo spettatore si rimane affascinati e colpiti non solo dalla precisione dei soggetti dipinti ma anche dalla carica che danno i colori caldi, dai riflessi e dagli effetti di luce ed ombre.
Bernardo Ariatta cerca con le sue opere di emozionarci.
Pittore che ha ricevuto riconoscimenti e pubblicazionisu diversi mensili d'arte, nonchè premiato tra i migliori artisti che ben rappresentano l'arte italiana.

Nadia Celi
Curatrice e Gallerista
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